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Prima mossa. Il dna è contaminato

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Delitto dell'Olgiata, Alberica Filo della Torre e il domestico filippino Winston Manuel Reves

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Tenteranno in tutti i modi di smontare la prova «regina» della procura: il sangue del filippino sul lenzuolo. I nuovi difensori dell'ex domestico, in cella per l'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, avrebbero intenzione di dimostrare che il dna e i reperti esaminati dai carabinieri del Ris sono stati contaminati poiché conservati in maniera sbagliata. Non solo. I legali di Winston Manuel Reyes, i penalisti Nicodemo Gentile e Valter Biscotti, starebbero considerando insieme allo straniero la possibilità di ritrattare la confessione rilasciata al pubblico ministero Maria Francesca Loy dopo l'udienza di convalida del fermo. Intanto ieri i due avvocati hanno incontrato Winston in carcere e hanno concordato una prima strategia difensiva. Contemporaneamente i carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci hanno continuato ad ascoltare i testimoni: ieri, infatti, sono stati interrogati gli operai che la mattina del delitto, era il 10 luglio del 1991, stavano compiendo dei lavori nella villa dell'Olgiata in previsione della festa per l'anniversario di matrimonio organizzato per la stessa sera dalla famiglia Mattei. Nel corso dell'interrogatorio, le persone informate sui fatti avrebbero ricostruito ciò che videro quella mattina. Nessuno avrebbe notato entrare o uscire dalla casa il filippino reo confesso. E avrebbero invece ricordato quanto detto all'epoca dell'omicidio: hanno notato la vettura del marito della nobildonna, Pietro Mattei, mentre stava per uscire dal cancello della villa poco dopo le 8 del mattino. A quell'ora la vittima era ancora viva. Secondo la procura sarebbe stata infatti uccisa intorno alle 9. Chi indaga vuole dunque completare il prima possibile il giro di audizioni, convocando tutti coloro che erano presenti in villa la mattina del delitto. Al di là di quelle che saranno le prossime mosse della difesa, i carabinieri del Nucleo Investigativo, dopo l'audizione di Rowena, la seconda moglie del filippino, sembrano piuttosto ottimisti. Per ora in mano agli inquirenti c'è il dna scoperto sul lenzuolo trovato intorno al collo della contessa, ma gli accertamenti degli investigatori non sono ancora terminati. Stanno infatti esaminando altri reperti. La seconda moglie del filippino, inoltre, avrebbe detto ai carabinieri che il nome Alberica fu dato alla prima figlia su desiderio espresso del marito, «per ricordare una persona buona quale era la contessa». Ma, ritrattazione a parte, la difesa di Winston potrebbe tentare la carta della contaminazione o della alterazione della macchia di sangue sul lenzuolo. Oppure sostenere che il dna non è «integro». Un'analoga considerazione era già stata fatta dall'avvocato Alessandro Cassiani, difensore di Roberto Iacono (l'altro indagato storico dell'inchiesta e destinato a essere scagionato), quando, con la riapertura dell'inchiesta nel 2007 fece mettere a verbale che in un'unica busta erano stati conservati reperti sequestrati sulla scena del delitto con gli indumenti personali dello stesso Iacono e del filippino. Una confusione tra i reperti già emersa nelle scorse settimane quando nello scatolone contenente oggetti legati al delitto dell'Olgiata, così come denunciato dall'avvocato della famiglia Mattei, Giuseppe Marazzita, furono trovate formazioni pilifere riconducibili a Samuele Lorenzi, il bambino ucciso a Cogne nel 2002.

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