Fratelli d’Italia presenta un’interrogazione alla Cameraper capire se alcune inchieste mandate in onda da Report «abbiano oggettivamente concorso a orientare l’opinione pubblica e, potenzialmente, il corso delle indagini verso una pista investigativa rivelatasi infondata, con effetti assimilabili a un depistaggio delle indagini relative all’attentato del 16 ottobre 2025», quello di fronte a casa di Sigfrido Ranucci che ha come mandante l’amico Valter Lavitola. I deputati Federico Mollicone, Francesco Filini e il capogruppo Galeazzo Bignami rivolgono questi interrogativi al presidente del Consiglio e al ministro della Giustizia dopo aver messo in fila alcuni fatti, facendo riferimento anche alle inchieste de Il Tempo e Il Giornale.
Ranucci pronto per la candidatura: dopo Salis e Soumahoro Avs punta su di luiProprio riguardo agli articoli pubblicati dal nostro quotidiano, i tre interroganti spiegano che «emergerebbero specifici profili di criticità e anomalie nello svolgimento di diverse inchieste condotte dalla trasmissione Report – con particolare riferimento ai filoni sul cantiere navale Vittoria di Rovigo, sul settore eolico nel Lazio e sui rapporti con Valter Lavitola–, che avrebbero evidenziato il ricorso a fonti non verificate e a metodologie d’indagine in potenziale contrasto con i doveri di accuratezza, imparzialità e continenza propri del servizio pubblico radiotelevisivo». I deputati di FdI si riferiscono in particolare agli articoli del 13 luglio scorso in cui Il Tempo sollevava interrogativi sul rapporto tra le inchieste di Report e gli interessi di Valter Lavitola, precisando che la fondatezza di queste ipotesi dovrà essere verificata dalle indagini. Il faccendiere, infatti, potrebbe avrebbe suggerito o favorito filoni giornalistici funzionali ai propri interessi. In particolare, i servizi sul carbon credit in Camerun, tema sul quale Lavitola avrebbe avuto forti interessi, gli attacchi a esponenti laziali di FdI, collegati al presunto diniego di autorizzazioni per iniziative eoliche, e l’inchiesta sul cantiere navale Vittoria di Rovigo appunto. Si citava, inoltre, il caso del deputato di FdI Gimmi Cangiano.
Dai, Bonelli e Fratoianni, fateci sognare: dopo Soumahoro e la Salis, pure Sigfrido!Questo ultimo è riportato anche nel testo dell’interrogazione: «Il 19 aprile 2026 è andata in onda una puntata di Report che ha accostato l’attentato subìto da Ranucci al deputato di FdI Cangiano, sulla base – secondo quanto ricostruito da diverse fonti giornalistiche – di una lettera anonima priva di riscontri oggettivi; Cangiano ha pubblicamente denunciato di essere stato accostato, in assenza di alcun elemento concreto a suo carico, a un fatto criminoso di eccezionale gravità e ad ambienti della criminalità organizzata, con grave pregiudizio per sé e per la propria famiglia, annunciando querela per diffamazione aggravata e calunnia nei confronti del conduttore».
La svolta investigativa, da cui si capirà che tutte queste piste erano errate, è avvenuta lo scorso giugno quando sono stati arrestati i quattro presunti esecutori materiali dell’attentato, a cui si aggiungerà anche quello di Lavitola, attualmente detenuto a Rebibbia.
Ranucci perde lucidità e attacca Il Tempo. Ma la sua "smentita" conferma proprio tuttoNell’interrogazione viene citata anche una frase, ora al vaglio degli inquirenti, riportata da Il Giornale nei giorni scorsi, in cui «Ranucci avrebbe detto a Lavitola: "Davanti alla villa trovi due auto"». Altri fatti su cui si chiede di far luce sono quanto detto dal conduttore di Report nell’audizione in commissione parlamentare Antimafia del 3 novembre 2025, quando «il senatore Roberto Scarpinato ha chiesto a Ranucci se vi fosse un collegamento tra l’attentato e il presunto pedinamento del giornalista da parte dei servizi segreti, ricondotto da Ranucci stesso a un input del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, circostanza da quest’ultimo subito smentita; Ranucci, invece di rispondere pubblicamente, ha chiesto di secretare la risposta e di allontanare i consulenti presenti, alimentando suggestioni e sospetti». Alla luce di tutto ciò, gli interroganti ipotizzano pure una «palese violazione del codice deontologico» dei giornalisti. A cui si aggiungerebbe un’altra violazione: quella dei «principi di correttezza e verifica delle fonti che il servizio pubblico è tenuto a garantire».
