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Nevi «Mai un clima così sereno. Ma non dobbiamo dire sempre "sì" a Trump»

Il portavoce di Forza Italia: "È ovvio che un leader parla di tutto, anche se lo stile può essere migliorato"

Edoardo Sirignano
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«Sono tre anni, che la sinistra cerca di amplificare una normale dialettica. La verità, però, è un’altra. Il valore del centrodestra è essere d’accordo sulle questioni di fondo e magari avere sfumature diverse su quelle minori. Nella sinistra, invece, accade l’esatto contrario. Detto ciò, in maggioranza si lavora bene insieme, pur avendo ognuno le sue priorità e idee. Queste ultime possono divergere sui tempi di attuazione, su una norma che piace più a qualcuno e meno a un altro, ma certamente non sono sinonimo di spaccature».  A dirlo Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia.

Ritenete giusto che ognuno si occupi del dicastero di cui è responsabile?

«La politica estera tocca al ministro competente, così come quella sui trasporti. Altrimenti cosa ci sta a fare? Per fortuna abbiamo un programma chiaro e condiviso».

Come evitare tensioni e divergenze?

«Un leader può e deve parlare di tutto. Allo stesso modo, però, c’è uno stile che può essere migliorato. Ma da qui a parlare di turbamenti, c’è un mare, anzi un oceano».

Quale la vostra posizione sul rapporto con Trump?

«Dobbiamo confrontarci con gli Usa sia quando governano i democratici che quando tocca ai repubblicani. Dopodiché è chiaro che ci sono presidenti che hanno una politica che ci aiuta di più e altri meno. Il problema, comunque, non è l’America, ma noi stessi. L’Italia sta pagando gli errori di una sinistra che ci ha ridotto a essere dipendenti dall’America».

Non sono mancate le polemiche, intanto, sui dazi…

«Pensiamo che Trump debba riflettere a riguardo. Non bisogna dire sempre "sì". Dovrebbero prevalere le logiche del dialogo. I nostri avversari non sono gli Stati Uniti, ma quei Paesi in cui le condizioni di produzione sono diverse dalle nostre. Lavoriamo per fare gli interessi dell’Italia, non per tifare Donald o Ursula».

Quest’Ue, però, non esclude la possibilità di inviare contingenti in Ucraina...
«Dobbiamo cercare in tutti i modi una pace giusta. Se nell’ambito delle Nazioni Unite si arriva a definire che per raggiungerla sia opportuno inviare contingenti di peacekeeping, dobbiamo ragionarci. I nostri militari già sono presenti in tutto il mondo per svolgere tale compito. Non ci sarebbe, dunque, nulla di nuovo. Faremo opposizione, al contrario, se qualcuno intende mandare i nostri soldati a combattere contro la Russia».

Oggi già si parla di regionali. Rispetto alle politiche, i rapporti di forza tra Fi e Lega sono cambiati. Bisogna tenerne conto?
«I pesi elettorali contano. Allo stesso tempo, però, Berlusconi ci ha sempre detto, anche quando eravamo primo partito della coalizione, che è sbagliato suddividere le candidature in base a un manuale Cencelli. Può darsi che pure la forza più piccola abbia il profilo giusto per vincere. Siccome non vogliamo perdere, meglio confrontarsi sin da subito ed evitare nuove Umbria».</CW>
 

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