
"Faremo i nomi di chi ferma il Ddl Zan". La lista di proscrizione della Cirinnà scatena un terremoto

La pasionaria del Pd minaccia la gogna per chi contesta il provvedimento. La furia di Italia viva: "Come i fascisti"
Liste di proscrizione con i nomi di chi, in Parlamento, vuole modificare il ddl Zan. Sul disegno di legge che intende istituire l'aggravante di omotransfobia continua lo scontro, sia tra maggioranza e opposizione che all’interno della coalizione che sostiene il governo. Il livello è sempre più alto, soprattutto dopo la presentazione degli emendamenti (circa 1.000, di cui quasi 700 dalla Lega e 4 da Iv).

Un tweet avvelena il ddl Zan. La discussione finisce a insulti
Le polemiche, nelle ultime ore, si concentra sulle parole della senatrice Pd, Monica Cirinnà, che ai microfoni del Tg1 ha detto: «Oggi in Senato è il giorno della verità, abbiamo i nomi e i cognomi di chi vuole modificare questa legge, di chi fa l’occhiolino a Orban, di chi vuole continuare a lasciare persone oggetto di crimini d’odio».
Ricordo alla senatrice Cirinnà che le liste di proscrizione venivano fatte in questo paese dal regime fascista e che quel regime era campione di discriminazioni. Chiedo al Partito Democratico di prendere immediatamente le distanze dalle sue parole. #ddlZan pic.twitter.com/5zovi4WKVp
— Davide Faraone (@davidefaraone) July 21, 2021
Frasi che, a quanto si apprende, hanno lasciato più di qualche dubbio anche all’interno dello stesso Partito democratico. Mentre gli alleati reagiscono, come il capogruppo di Italia viva a Palazzo Madama, Davide Faraone, che su Twitter replica all’ex compagna di partito: «Ricordo alla senatrice Cirinnà che le liste di proscrizione venivano fatte in questo paese dal regime fascista e che quel regime era campione di discriminazioni. Chiedo al Partito democratico di prendere immediatamente le distanze dalle sue parole».
Dai blog

Carlo Conti vince ancora. Scoppia la Sanremomania


La magia dei Pink Floyd torna a suonare nell'anfiteatro di Pompei


Da Jackson ai Beach Boys: quando le canzoni finiscono in tribunale
