«Con la Lega un'altra alleanza»
«Sono sicuro che il ministro Maroni riuscirà a sbrogliare la matassa che egli stesso ha contribuito a creare». Giorgio Stracquadanio, deputato del Pdl e spin doctor del Cavaliere, rilancia con un filo di polemica. Rilancia sul rinvio del referendum ma rivela anche come Pdl e Lega più che farsi la guerra dovrebbero puntare a fare un'alleanza. Onorevole, perché Maroni? Che responsabilità ha? «Anzitutto è stato sottovalutata quella cifra di 400 milioni. Dire che non fare il referendum nell'election day significa spendere quella cifra è una colossale balla». E quanto costa? «Al massimo 50 milioni. La cifra di 400 l'ha tirata fuori un gruppo di economisti, bastava confrontare un po' i numeri per capire che era una balla». Maroni sosteva 173? «E secondo me neanche quella cifra è corretta. Ma, comunque, il punto è un altro. Considerato che il referendum costerà meno, a mio avviso il governo doveva entrare subito con una campagna di comunicazione ed evitare che si propagandasse questa balla». Vabbè, ora è fatta. Come se ne esce? «Da oggi è sparita l'ipotesi del 7 giugno. Resta il 14, il 21 o il rinvio. A mio avviso quest'ultima è la soluzione migliore». Scusi, rinviare all'anno prossimo senza accoppiare il referendum alle Regionali significa spendere ancora di più. «Significa risparmiare». Risparmiare? «Mi segua, e vedrà che non si perderà. Allora, dicevo: rinviare consente intanto di utilizzare i soldi del referendum per un'emergenza, il terremoto». D'accordo, prima o poi si dovrà andare a votare, o no? «Attenzione. Rinviamo di un anno e vediamo se ci sono le condizioni di rivedere la legge elettorale». Ah, ecco. Lei preferirebbe non farlo proprio il referendum. «Non si tratta di fare o non fare il referendum. Si tratta di rivedere la legge elettorale, magari con una riforma che vada nella direzione dei quesiti e dunque eviti il ricorso alle urne». E lei pensa che il Pd potrebbe essere d'accordo? «Dico che bisogna esplorare questa ipotesi». I referendari faranno salti di gioia? «Qual è il loro obiettivo? Cambiare la legge elettoralee semplificare il quadro. Il mezzo è un dato secondario: con i quesiti o in Parlamento. O sbaglio?» Di sicuro questo referendum potrebbe avvantaggiare solo Berlusconi. «Non è detto. Parisi non la pensa così. Veltroni era convinto che invece sarebbe stato il Pd a trarne vantaggio. Il punto è andare verso una semplificazione». La Lega non ci starà. «Come fa a dirlo? Oggi Pdl e Lega sono concorrenti. Sa cosa vuol dire? Che concorrono a prendere voti, ma concorrono anche agli stessi obiettivi, a realizzare lo stesso programma». Pensa che Bossi sia disponibile ad aderire al Pdl? «Penso che Berlusconi ha come obiettivo principale il bipartitismo. Dunque si può immaginare un rapporto diverso tra il Pdl e la Lega». Diverso come? «Guardi, le sta parlando un deputato del Nord. Quindi è un tema a me molto caro. Con Bossi si può pensare a un'alleanza più stabile. Sul modello della Cdu-Csu tedesca. Ovvero un grande partito nazionale con un accordo di tipo territoriale». Questa è l'idea di Berlusconi. Bossi l'accetterebbe? «Una volta realizzato il federalismo e il presidenzialismo per la Lega lo scenario sarà cambiato e si potrà immaginare un altro tipo di alleanza».