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Sanremo, caro Saviano riguardati "La vita è bella"

Tommaso Cerno
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Ha ragione Roberto Saviano. Ci ha preso un’altra volta. L’Italia è attonita davanti alla sua rivelazione. Un Festival dove la cantante più brava si chiama Giorgia è senza dubbio un Festival fascista, sovranista, con la gara per i grandi e quella per i Balilla. Ma per suggellare così tanto regime di destra serviva un diversivo, evidentemente scelto in Carlo Conti, non perché è il più bravo conduttore italiano dopo Pippo Baudo ma perché è abbronzato, come direbbe Silvio Berlusconi.

 

E poi ciliegina sulla torta sembra dirci Saviano - ci voleva un guru del nazionalismo, del trumpismo, del revisionismo storico capace di infondere fascismo nelle vene degli italiani. Ed è stato scelto, giustamente, nell’archetipo del mussolinismo di oggi, l’uomo che più di tutti incarna il nuovo D’Annunzio e che vede in Fiume il suo progetto di vita, al punto da immaginare un nuovo film sui legionari: il pericoloso camerata Roberto Benigni. Ma per essere proprio sicuri che fosse un Festival fascista riuscito il camerata doveva essere affiancato da una donna, la Scarfatti di oggi, intelligente come Geppi Cucciari. Saviano riguardati «La vita è bella».

 

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