l’editoriale del direttore

Il giornalismo grullino del Fatto: per colpire i nemici inventano pure le strette massoniche

Davide Vecchi

Ieri dopo aver letto il Fatto Quotidiano ho dovuto controllare le agenzie di stampa uscite mercoledì scorso relative al convegno organizzato da Il Tempo sul futuro della Capitale. Ho avuto conferma che quel giorno i relatori (quattro ministri, il sindaco Roberto Gualtieri, l'ambasciatore Giampiero Massolo, l'ad di Ferrovie, Luigi Ferraris, e monsignor Vincenzo Paglia) hanno dato vita a un interessante dibattito sui grandi eventi che coinvolgeranno Roma nei prossimi anni, a partire dal Giubileo. E mi sono rincuorato. Perché nel leggere il resoconto riportato ieri dal Fatto sembrava più una riunione massonica addirittura con radici nella P2: «La stretta massonica per Carrai» e «La destra abbraccia Gualtieri».

 

 

Avendo lavorato al Fatto per quasi un decennio ammetto di non essere rimasto molto sorpreso, conosco bene la capacità di lettura della realtà di alcuni miei ex colleghi. Sono quelli dell'intercettazione totalmente inventata sulle qualità estetiche di Merkel, il famoso «culona inchiavabile» attribuito a Silvio Berlusconi, o della imminente morte di Papa Benedetto XVI che - scriveva il fatto nel febbraio 2012 - sarebbe scomparso da lì a 12 mesi: sono trascorsi dieci anni e il Pontefice si sta godendo la meritata pensione. Ma la lista di titoli e scoop poi sonoramente schiantati dalla realtà sarebbe lunga. L'acredine grullina (grillina, pardon) è a me facilmente comprensibile: la presenza tra gli oltre duecento convenuti (dall'ex procuratore Capo di Milano, Francesco Greco, al presidente di Coldiretti, Ettore Prandini) di due nemici giurati di alcuni dei valenti cronisti del Fatto: Luigi Bisignani e Marco Carrai. Con Bisignani l'autore ha delle vecchie ruggini per motivi immagino personali, con Carrai invece è un odio riflesso nei confronti di Matteo Renzi, al quale è legato da un rapporto di amicizia. E soprattutto Carrai è stato archiviato dall'indagine tanto cara al Fatto (nonostante ieri abbiano scritto sia ancora indagato).

 

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Comprendo la delusione. Pur di screditare i due, il giornalista ha addirittura individuato una fantomatica «stretta di mano massonica», qualunque cosa sia. Quel che si dice giornalismo grillino (e non grullino, ci mancherebbe): piegare la realtà a seconda delle proprie simpatie. Per carità: non dipende dal direttore, Marco Travaglio, che non può certo controllare le didascalie di una paginetta con quattro foto. Ma certo l'autore fa danno a lui, al giornale e ai suoi lettori. Si sa, c'è chi è più realista del Re anche nelle redazioni e c'è chi, pur di denigrare nemici personali, vede indagati dove non ce ne sono e misteriose strette di mano massoniche. Ma ci è andata bene. Avremo potuto essere indicati come una nuova loggia, del resto la redazione è in Piazza Colonna, tra Palazzo Chigi e Montecitorio, a due passi dall'Altare della Patria. Qualche spunto nuovo per i colleghi del Fatto ché la P2 è roba di oltre quarant'anni fa. Coraggio, a voi la fantasia non manca.

 

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