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Gaza, Israele e Hamas non trovano un punto d’incontro: altro passo falso sul negoziato

Nuovo stop alla trattativa per il rilascio degli ostaggi in mano ad Hamas e un cessate il fuoco a Gaza: Israele non farà tornare i suoi rappresentanti al Cairo, dove da giorni si sta continuando a negoziare, finché Hamas non cambierà le sue condizioni sulla liberazione degli ostaggi. «Israele non ha ricevuto al Cairo nessuna nuova proposta di Hamas sulla liberazione degli ostaggi», fa sapere l’ufficio del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e «non cederà alle richieste deliranti di Hamas». Solo «un cambiamento nelle posizioni di Hamas permetterà ai negoziati di avanzare», dice il governo di Tel Aviv. L’ennesima battuta di arresto alla trattativa, condotta dai capi dell’intelligence israeliana, dal capo della Cia e dai servizi egiziani con la mediazione del Qatar e che nelle ultime ore sembrava più vicina a una conclusione, ha suscitato la reazione disperata delle famiglie degli ostaggi, secondo cui la decisione di Netanyahu di non tornare al tavolo significa «la condanna a morte» degli ostaggi ancora in mano ad Hamas.

 

  

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L’Hostages Families Forum, che rappresenta i familiari della maggior parte dei prigionieri rimasti a Gaza, si dice «sbalordito» dalla decisione di «ostacolare» i colloqui in corso, aggiungendo che «sembra che alcuni membri del governo abbiano deciso di sacrificare la vita degli ostaggi ammettendolo». Questa decisione segnerà la loro «condanna a morte».

 

 

La tensione nell’area continua a essere altissima e il rischio escalation è significativo: i jet da combattimento dell’ Aeronautica israeliana hanno effettuato «estesi raid sul Libano», in risposta al lancio di razzi di Hezbollah. E rimane drammatica la situazione a Gaza, mentre aleggia lo spettro del piano israeliano di una massiccia offensiva a Rafah, nel Sud della Striscia, che renderebbe la situazione ancora più grave. L’Organizzazione Mondiale della Sanità fa sapere che la situazione negli ospedali di Gaza è ormai insostenibile e accusa Israele di ostacolare le missioni di consegna degli aiuti. «Le operazioni militari a Rafah potrebbero portare a un massacro a Gaza» e alla «morte definitiva» delle operazioni umanitarie ha aggiunto Martin Griffiths, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e coordinatore degli aiuti di emergenza.