Cerca
Cerca
Edicola digitale
+

Padre Corrado, le mani del Papa per aiutare chi soffre

B-_WEB

Andrea [email protected] «Tu sai cosa devi fare». È la frase che spesso accompagna le lettere di tanti disperati «girate» da Papa Francesco a padre Konrad Krajewski, l'arcivescovo nominato...

  • a
  • a
  • a

«Tu sai cosa devi fare». È la frase che spesso accompagna le lettere di tanti disperati «girate» da Papa Francesco a padre Konrad Krajewski, l'arcivescovo nominato ad agosto elemosiniere di Sua Santità. In pratica, il braccio operativo, la «longa manus» del Pontefice verso i poveri. Un «pronto soccorso» per coloro che soffrono: «Quando mi ha ordinato - racconta - mi ha detto di vendere la scrivania perché a me non sarebbe servita. E ai miei familiari ha detto che le sue braccia "sono corte ma con le braccia di Corrado si prolungano: io non posso uscire dal Vaticano ma lui sì". E in effetti se gli dico "Santo Padre, stasera esco" c'è il rischio che voglia venire con me». Gli domandiamo se sia effettivamente accaduto e con un sorriso glissa: «La domanda successiva?». Una conferma indiretta che, almeno nei primi tempi (poi sarebbe stato troppo pericoloso), il Papa ha continuato a fare quello che faceva a Baires dove «usciva tra i poveri e mangiava con loro per strada». L'anno scorso l'Elemosineria ha inviato circa 6500 aiuti per un milione di euro complessivo. Assegni di 200, 500 o 1000 euro che sono «l'aiuto della Veronica, veloce e coraggioso». Per pagare bollette, affitti, medicine. Soldi che arrivano soprattutto dalle pergamene delle benedizioni. Ma per esempio, per le scatole di «misericordina», la medicina dell'anima mostrata dal Papa dalla finestra del Palazzo apostolico e distribuita in 27.000 pezzi, è arrivato l'aiuto del presidente di una fondazione internazionale: «All'inizio non mi ero reso conto di quanto costassero - ha detto padre Corrado - Stavo portando le fatture al Papa quando ho incontrato questa persona. Le ha pagate lui. Poi mi ha scritto "È la prima volta che faccio davvero un'elemosina". Perché per essere vera, l'elemosina deve costare personalmente». Ora il ritmo degli aiuti è cresciuto a circa 100 assegni a settimana. «Il Papa - racconta padre Corrado - ha detto che il mio conto è buono quando è vuoto, perché si può riempire. Mi chiede spesso se ho bisogno di soldi, si preoccupa come un padre con i figli. E i soldi arrivano, specie dopo la tragedia di Lampedusa». Il contatto con i sommozzatori impegnati nei recuperi dei corpi è stata un'esperienza che gli ha toccato il cuore. Come l'incontro con Noemi e i suoi genitori «che hanno tutto il diritto di lottare per la figlia». Padre Corrado si alza tutte le mattine alle 4.30 e la prima cosa che fa è aprire le lettere che gli manda il Papa. Non si è trasferito in Vaticano, è rimasto ad abitare a Borgo Pio «perché non ci siano troppi filtri». E la sera, quando esce, usa una comunissima Fiat Qubo bianca «per non spaventare le persone» a cui porta l'aiuto di Francesco, spesso accompagnato dai «generosi ragazzi delle guardie svizzere. Quando mi ha nominato, il Papa mi ha detto "All'inizio ti sembrerà difficile ma poi capirai che ti ho affidato la parte più bella della pastorale". Dopo tre mesi - conclude - è proprio così».

Dai blog