
Lo sfogo degli insegnanti: "Atei ossessionati da religione a scuola"

L’UAAR e chi la dirige, in questo periodo dell’anno, acuisce la sua ossessione verso il mondo dell’insegnamento della religione cattolica. Non si spiega altrimenti il perché l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti compulsi il Ministero dell’Istruzione e del Merito dopo avere recuperato – a proprio uso e consumo, però, e dunque in modo parziale e sospetto – i dati sulla frequenza dell’Insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali italiane.
Un’analisi parziale e fuorviante
È facile dire che ci sono 1 milione e 164 mila studenti che dicono no e tirare fuori le percentuali di un teorico aumento. Un po' più serio sarebbe invece dire che aumentano nelle nostre scuole anche ragazze e ragazzi di altre religioni e magari (ma con loro è chiedere troppo…) citare anche quanti continuano a dire sì a questo insegnamento! E farlo, magari (ma anche qui siamo davvero oltre ogni ottimismo della ragione) senza tacciare, ad esempio, di “dato negativo” (leggiamo così dalle loro pagine) realtà come Enna, Napoli o la provincia di Andria-Barletta-Trani dove la percentuale dei no all’Irc è sotto il 3%! Perché se si dà l’accezione ‘negativo’ a questo dato, vuol dire un’azione di disonestà intellettuale e di poca serietà. Inoltre, il dato nazionale racconta un'altra storia: in trent’anni il numero di studenti che si avvalgono dell’Irc è diminuito mediamente dello 0,36% all’anno. Una flessione lieve e del tutto fisiologica, se consideriamo un periodo così ampio. Anzi, il dato complessivo dice chiaramente che l’Irc tiene eccome: negli ultimi trent’anni la media degli studenti che si sono avvalsi di questo insegnamento si è attestata attorno al 90,6%. Un segnale evidente che l’Irc continua ad essere scelto e gradito dalla stragrande maggioranza degli studenti italiani.
Dati che si ritorcono contro l’UAAR
Anche guardando i dati delle realtà sbandierate dall’UAAR come – secondo il loro lessico e il loro pensiero – ‘positive’ e dove si impone il ‘no’ all’ora di religione, notiamo che, Firenze a parte, nessuna supera il 50%. Bologna, ad esempio, è a poco più del 47%, ancor meno Aosta, Biella o Mantova, poco oltre il 40%. E sotto questa soglia si trovano tutte le altre 90 e più aree provinciali del Paese. Il che significa – se la matematica non è un’opinione e se un’onestà intellettuale dovrebbe portare ad argomentare in maniera seria le proprie opinioni – che più di tre quarti dei nostri studenti vuole l’ora di Insegnamento della Religione Cattolica. Il che significa, con buona pace dell’UAAR, che i loro numeri sono claudicanti per i motivi per cui li sbandierano e, anzi, gli si ritorcono contro. Non si tratta di punti di vista, ma di dati oggettivi. Spiace per l’UAAR, ma è così e se ne dovranno fare una ragione.
Uno sguardo alle Regioni: il dato complessivo
Se poi lo sguardo si allarga alle Regioni, nessuna (Val d’Aosta esclusa) supera il 30% di ‘esonerati’ da quell’ora così importante, a nostro parere, per la crescita delle nuove generazioni. E anche la ‘rossa’ Emilia è al 29,33%, vale a dire un luogo dove più di due studenti su tre la nostra ora di insegnamento la vogliono e la frequentano.
Un’ombra di razzismo territoriale
Tra l’altro, nel comunicato stampa in cui l’UAAR urla il suo ‘no’ all’insegnamento della Religione cattolica nelle nostre scuole, si nota una sorta di strisciante e spiacevole razzismo territoriale. C’è infatti un marcato distinguo tra Nord e Sud che è retrogrado e degradante. Non tanto per chi, teoricamente, lo subisce, quanto per chi, come loro, lo evidenzia. Ma, leggendoli, non ci sorprendiamo…
L’ignoranza sull’ora di religione
Un’ultima cosa. Prima di definire “fardello” l’ora di religione cattolica, l’UAAR dovrebbe conoscere cosa si fa in quei 60 (o quasi) minuti, il grado di attenzione e di interesse di chi la frequenta e la preparazione di chi la conduce, i nostri insegnanti. Ma chiedere loro di informarsi, conoscere, ascoltare e poi capire, ci rendiamo conto che è davvero troppo. Però siccome siamo insegnanti, siamo lieti di spiegare ancora una volta all’Uaar che l’insegnamento della religione è svolto secondo le finalità della scuola. Insegnare religione oggi significa molto più che trasmettere contenuti disciplinari: è un’arte educativa che intreccia metodo e passione, traducendo i saperi in competenze concrete, obiettivi formativi chiari, conoscenze vive e abilità da allenare ogni giorno. È un percorso che punta a sviluppare negli studenti non solo capacità intellettuali, ma anche l’attitudine al dialogo autentico, alla libertà interiore, al senso di giustizia e alla costruzione della pace. I docenti di religione cattolica sono così protagonisti di un’azione educativa che apre spazi di comprensione, rispetto e riflessione profonda. La loro presenza rappresenta un pilastro fondamentale per un’educazione integrale, capace di accompagnare i giovani nella loro crescita personale e culturale, con uno sguardo ampio, inclusivo e profondamente umano.
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