Tutte le ombre su Avila. In manette in Israele il leader di Flotilla al centro di un sexgate
Avila in tribunale Il leader di Flotilla ieri ammanettato in udienza in Israele. Prorogato il fermo delll'attivistaProPal insieme ad Abu Keskeh Per la procura israeliana ci sono prove di legami con Hamas
I due attivisti della Flotilla ancora detenuti in Israele sono comparsi in tribunale con catene alle mani e ai piedi. La sinistra italiana, dal Pd ad Avs, ha subito gridato allo scandalo, con richieste di affrontare il caso in parlamento e inviti al governo affinché intervenga. I due, però, a differenza di quanto si potrebbe ipotizzare di fronte a tanto clamore, non sono italiani. Si tratta dello spagnolo Saif Abu Keshek e del brasiliano Thiago Avila.
Le immagini riprese dall’Afp hanno mostrato i due mentre venivano portati nell’aula del tribunale di Ashkelon. Avila aveva le mani ammanettate dietro la schiena, Abu Keshek i piedi incatenati. I servizi israeliani ritengono che possano avere legami con Hamas.
Questo il motivo per cui hanno ritenuto necessario portarli in Israele dopo il fermo delle imbarcazioni in acque internazionali non lontano da Creta. Durante l’udienza il pubblico ministero israeliano aveva richiesto una proroga della detenzione di quattro giorni, presentando un elenco di presunti reati: assistenza al nemico in tempo di guerra, contatti con un agente straniero, appartenenza e fornitura di servizi a un’organizzazione terroristica e trasferimento di beni per conto di un’organizzazione terroristica. Alla fine la proroga accordata è di due giorni, cioè fino a domani 5 maggio.
Avila è una figura di spicco di Flotilla. Compagno di navigazione di Greta Thunberg è anche amico di Francesca Albanese, con cui ha sfilato anche in corteo per sostenere la causa ProPal. Nelle scorse settimane è finito al centro di un presunto scandalo sollevato dal New York Post. Il gruppo palestinese Heart of Falastin infatti ha sostenuto che «un alto dirigente» di Flotilla» avrebbe intrattenuto «relazioni con più attivisti mentre si trovava sulla barca diretta a Gaza». In particolare, con tre persone. Una condotta ritenuta «una chiara violazione dell’etica e del potere». È bene ricordare che non ci sono prove certe che il leader di Flotilla in questione sia proprio Avila, anche se in molti hanno puntato il dito contro di lui. Sebbene il New York Post sostenga che la condotta sessuale poco consona di Avila sia emersa la prima volta a novembre e che in quell’occasione furono avviate delle verifiche.
Avila, inoltre, nel 2025 partecipò al funerale del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che si tenne a Beirut. Abu Keshek, invece, oltre ad essere membro del comitato direttivo e portavoce di Flotilla, è anche presidente della Coalizione internazionale contro l’occupazione israeliana. Tel Aviv ritiene che sia collegato a Yahia Sarri, religioso algerino considerato vicino ad Hamas, dal momento che nel corso del tempo sono stati documentati vari incontri di quest’ultimo con esponenti del gruppo terroristico come Zaher Jabarin e Osama Hamdan.
Sarri sarebbe anche a capo dell’Associazione degli Studiosi Musulmani Algerini, affiliata ai Fratelli Musulmani. Intanto, le polemiche in Italia continuano anche riguardo all’accusa di torture che è stata mossa contro gli israeliani. I legali dell’organizzazione per i diritti umani Adalah, infatti, hanno riferito al tribunale che Avila e Abu Keshek avrebbero testimoniato di aver subito «gravi abusi fisici, assimilabili a torture, tra cui percosse, isolamento e bendaggio per giorni in mare».
Il ministero degli Esteri israeliano ha respinto tali accuse di violenza fisica: «Contrariamente alle false e infondate affermazioni preparate in anticipo, Saif Abu Keshek e Thiago Avila non sono mai stati sottoposti a tortura», ha detto il portavoce del ministero, Oren Marmorstein, che ha aggiunto: «A seguito di violente aggressioni fisiche da parte di Saif Abu Keshek e Thiago Avila nei confronti di membri dello staff israeliano, il personale è stato costretto a intervenire per fermare tali azioni. Tutte le misure adottate sono state conformi alla legge». Durante il trasferimento dei passeggeri alle forze greche, infatti, hanno spiegato gli israeliani, «alcuni passeggeri si sono rifiutati e hanno iniziato a protestare violentemente. Per sedare la violenza e completare il trasferimento, un’unità di polizia a bordo di una nave delle Forze di Difesa Israeliane è stata costretta a usare la forza».
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